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Newsletter n. 02 / Febbraio 2026
a cura dello Studio Legale Tributario Torcello
in collaborazione con Confindustria Abruzzo Medio Adriatico – Chieti, Pescara e Teramo
Questa newsletter porta la firma dell’Avvocato Davide TORCELLO e dell’Avvocato Vittorio DI VIRGILIO.
Negli ultimi anni i compensi agli amministratori sono diventati uno dei terreni di maggiore attenzione da parte dell’Amministrazione finanziaria. Ciò che fino a poco tempo fa veniva gestito con una certa elasticità oggi è oggetto di verifiche puntuali, spesso retroattive, con recuperi d’imposta, sanzioni e interessi.
Il punto critico è sempre lo stesso:
un legittimo risparmio fiscale può trasformarsi, agli occhi del Fisco, in costo indeducibile.
Le contestazioni ruotano quasi sempre attorno a tre variabili chiave:
Vediamole una per una, con un approccio pratico.
1. Il tempo della delibera conta più di quanto si pensi
Uno degli errori più frequenti nelle PMI è la delibera tardiva del compenso agli amministratori.
La giurisprudenza e la prassi dell’Agenzia delle Entrate sono ormai chiare:
il compenso è deducibile solo se deliberato prima o contestualmente all’inizio dell’esercizio cui si riferisce.
Le Delibere:
sono considerate inidonee a giustificare la deduzione.
Il ragionamento del Fisco è semplice:
se il compenso non era certo e determinato ex ante, non può essere considerato un costo di competenza.
Effetto pratico:
2. Congruità: quando il compenso diventa “sospetto”
Anche un compenso formalmente deliberato può essere contestato se ritenuto non congruo.
Qui il rischio cresce soprattutto quando:
Il Fisco non contesta il diritto al compenso, ma la sua proporzione economica rispetto a:
In assenza di una documentazione di supporto (ruolo, deleghe, benchmark di mercato), il compenso viene facilmente riqualificato come:
Qui non basta “pagarsi di più”: serve poter dimostrare perché.
3. Pagamento: non basta scriverlo, bisogna dimostrarlo.
Terza variabile spesso sottovalutata: il pagamento effettivo.
I compensi agli amministratori devono essere:
Sono frequenti le contestazioni quando:
In questi casi il Fisco può sostenere che il compenso sia fittizio o comunque non inerente,
con conseguente indeducibilità del costo e recupero delle ritenute.
Il punto chiave: non è vietato, è mal gestito.
È importante chiarirlo:
il compenso agli amministratori non è un problema in sé.
Diventa un problema quando:
Oggi l’approccio difensivo non funziona più. Serve un’impostazione preventiva e strutturata, che tenga insieme:
Conclusione: governare il rischio prima che sia il Fisco a farlo.
Per le PMI il vero salto di qualità non è “risparmiare di più”, ma risparmiare bene.
Un compenso deliberato nei tempi giusti, coerente con il ruolo, pagato in modo trasparente, non solo regge alle verifiche, ma diventa uno strumento di equilibrio tra impresa, amministratori e Fisco.
Chi continua a trattarlo come una scorciatoia fiscale, rischia di trasformarlo in una leva di accertamento.
E oggi, come sappiamo, le leve vengono usate.
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