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Newsletter n. 10 / OTTOBRE 2026
a cura dello Studio Legale Tributario Torcello
in collaborazione con Confindustria Abruzzo Medio Adriatico – Chieti, Pescara e Teramo
IRPEF E CARICO FISCALE
Ma cosa significa esattamente?
E, soprattutto, possiamo davvero dire che “pochi italiani pagano le tasse per tutti”?
Per rispondere è necessario partire dai dati ufficiali e distinguere tra reddito dichiarato, IRPEF effettivamente dovuta e sistema fiscale nel suo complesso.
Secondo i dati del Dipartimento delle Finanze relativi all’anno d’imposta 2024, in Italia sono oltre 42,8 milioni i contribuenti che hanno assolto l’obbligo dichiarativo.
Il reddito complessivo dichiarato supera 1.076 miliardi di euro, con un reddito medio di circa 25.820 euro.
L’imposta netta IRPEF complessivamente dichiarata ammonta invece a 197,4 miliardi di euro.
A dichiarare un’imposta netta diversa da zero sono poco più di 34,1 milioni di contribuenti, pari a circa il 79,6% del totale.
Già questo primo dato suggerisce una distinzione importante: presentare una dichiarazione dei redditi non significa necessariamente pagare IRPEF.
Oltre 8,7 milioni di contribuenti dichiarano infatti un’imposta netta pari a zero.
Considerando anche coloro la cui imposta viene interamente compensata da trattamento integrativo e bonus tredicesima, i soggetti che di fatto non versano IRPEF superano gli 11,3 milioni.
Il dato più significativo riguarda la distribuzione dell’imposta.
I contribuenti con redditi fino a 35.000 euro rappresentano il 76,6% del totale dei contribuenti con imposta netta diversa da zero, ma dichiarano il 34,9% dell’IRPEF netta complessiva.
Al contrario, i contribuenti con redditi superiori a 35.000 euro, che rappresentano il 23,4%, dichiarano il restante 65,1% dell’imposta netta.
All’interno di questa distribuzione, la fascia compresa tra 35.000 e 70.000 euro rappresenta da sola il 32,1% dell’IRPEF netta complessiva.
Anche il dato relativo ai redditi più elevati va letto correttamente: i contribuenti con redditi superiori a 300.000 euro sono circa lo 0,2% e dichiarano il 6,6% dell’IRPEF netta totale.
|
Fascia di reddito |
Quota contribuenti* |
Quota IRPEF |
|---|---|---|
|
Fino a 35.000 € |
76,6% |
34,9% |
|
Oltre 35.000 € |
23,4% |
65,1% |
|
Oltre 300.000 € |
0,2% |
6,6% |
* Tra i contribuenti con imposta netta diversa da zero.
È probabilmente questo il passaggio più importante per interpretare correttamente i numeri.
L’IRPEF è un’imposta sul reddito delle persone fisiche, ma non coincide con l’intero carico fiscale italiano.
Nelle statistiche dell’IRPEF, infatti, non rientrano integralmente redditi soggetti a regimi fiscali sostitutivi.
Il Dipartimento delle Finanze segnala, ad esempio, che circa 2 milioni di contribuenti aderiscono al regime forfetario e che tali redditi sono assoggettati a tassazione sostitutiva e quindi non vengono inclusi nel reddito complessivo IRPEF.
Anche la quasi totalità dei redditi da capitale è soggetta a forme di tassazione sostitutiva e non rientra nell’IRPEF.
Questo significa che il dato:
“X contribuenti pagano Y% dell’IRPEF”
non può essere automaticamente trasformato nell’affermazione:
“X italiani pagano Y% di tutte le tasse”.
Sono due affermazioni diverse.
Un altro elemento interessante emerge dalla composizione dei redditi.
I redditi da lavoro dipendente e pensione rappresentano complessivamente circa l’84,6% del reddito complessivo dichiarato, con il lavoro dipendente al 54,4%.
Questo aiuta a comprendere perché lavoratori dipendenti e pensionati abbiano un peso così rilevante nella formazione del gettito IRPEF.
La questione, quindi, non è soltanto quanto si paga, ma anche come è distribuita la base imponibile sulla quale viene applicata l’imposta.
E qui entra in gioco uno dei temi centrali del sistema tributario italiano: la progressività.
L’IRPEF è costruita secondo un principio progressivo: all’aumentare del reddito aumenta l’aliquota applicata alle diverse fasce di reddito.
Dal 2026 il sistema prevede tre aliquote:
23% fino a 28.000 euro;
33% da 28.000 a 50.000 euro;
43% oltre 50.000 euro.
La riduzione dell’aliquota del secondo scaglione, dal 35% al 33%, è stata resa strutturale dalla Legge di Bilancio 2026.
Questo intervento si inserisce nel più ampio processo di revisione della tassazione delle persone fisiche e del rapporto tra progressività dell’IRPEF e regimi fiscali sostitutivi.
I numeri appena esaminati raccontano una realtà precisa:
l’IRPEF italiana è fortemente concentrata sui contribuenti con redditi medio-alti.
Ma il dato, da solo, non dice se questo equilibrio sia giusto o sbagliato.
Per arrivare a una valutazione occorre mettere insieme almeno quattro elementi:
1. Quanto reddito viene prodotto e dichiarato.
2. Quanta IRPEF viene effettivamente versata dalle diverse fasce.
3. Quali redditi sono tassati attraverso imposte sostitutive.
4. Quali servizi e prestazioni pubbliche vengono finanziati dal sistema fiscale.
Solo considerando insieme questi elementi è possibile discutere in modo serio di equità fiscale, progressività, evasione, lavoro, impresa e sostenibilità del welfare.
Per il mondo produttivo la questione non è soltanto stabilire chi paga di più.
È comprendere quanto sia sostenibile e competitivo il sistema fiscale nel suo complesso.
Un sistema tributario deve infatti conciliare esigenze diverse:
garantire le risorse necessarie allo Stato;
rispettare il principio di progressività;
contrastare evasione ed elusione;
evitare distorsioni tra diverse forme di reddito;
sostenere lavoro, investimenti e crescita;
assicurare prevedibilità e stabilità alle imprese.
Il dibattito sull’IRPEF, quindi, non riguarda soltanto la dichiarazione dei redditi del singolo contribuente.
Riguarda il modello economico e sociale nel quale imprese, lavoratori e cittadini sono chiamati a operare.
La domanda iniziale resta aperta: Chi paga davvero le tasse in Italia?
I dati consentono di rispondere con precisione almeno a una parte della domanda:
per quanto riguarda l’IRPEF, il carico è fortemente concentrato sui contribuenti con redditi più elevati.
Ma per parlare dell’intero sistema fiscale italiano occorre guardare oltre l’IRPEF.
Ed è proprio lì che inizia la parte più interessante del confronto.
Fonti:
Dipartimento delle Finanze – Ministero dell’Economia e delle Finanze, Dichiarazioni 2025 – Anno d’imposta 2024.
Confindustria, Legge di Bilancio 2026 – analisi delle misure fiscali.
I dati e le percentuali riportati nella presente newsletter si riferiscono all’anno d’imposta 2024 e non devono essere interpretati come fotografia del gettito fiscale complessivo dello Stato.
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