OMESSO VERSAMENTO IVA e “PARTICOLARE TENUITA’ del FATTO”: riflessi in termini di punibilità.

Pubblichiamo in questa occasione l’articolo uscito sull’ultima Newsletter di Confindustria Chieti Pescara a cura dell’Avv. Davide Torcello… buona lettura a tutti voi!


Con la sentenza n. 12906, depositata in data 25 marzo 2019, la Corte Suprema di Cassazione si è nuovamente pronunciata in tema di reati tributari.

Nello specifico, con la sentenza in esame, sono stati delineati i confini applicativi della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (prevista dall’art. 131 bis c.p.) nelle ipotesi di omesso versamento di IVA (disciplinato, a sua volta, dall’art. 10 ter del D. Lgs. n. 74/2000).

Ai fini dell’integrazione del reato in parola, risulta necessario, da parte del contribuente, il mancato versamento (entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo) dell’imposta sul valore aggiunto nella misura dovuta in base alla dichiarazione annuale.

L’ammontare dell’imposta non versata deve risultare superiore a €250.000,00 per ciascun periodo d’imposta.

La presentazione della dichiarazione rappresenta, dunque, un elemento costitutivo del reato (in tal senso, si rammenta che l’esposizione di un credito tributario nella medesima dichiarazione, anziché di un debito, escluderebbe la consumazione del reato medesimo).

Sotto il profilo soggettivo, è richiesta la sussistenza del dolo generico da parte del contribuente che, pur essendo a conoscenza dell’imposta risultante dalla dichiarazione, ne omette consapevolmente il versamento.

Con il D. Lgs. n. 158/2015 era stata a suo tempo fissata, a livello normativo, una specifica soglia di punibilità; in grado di determinare, da un punto di vista “economico”, la rilevanza penale del fatto.

Come già accennato, infatti, non è perseguibile il mancato pagamento dell’IVA per un importo inferiore ad €250.000,00 (in tali ipotesi, rimane comunque ferma l’integrazione di un illecito amministrativo).

L’applicazione retroattiva di tale istituto, in virtù del principio del favor rei, precludeva la condanna del contribuente al reato in parola, ampliando i margini della non punibilità e ponendo “dubbi” di compatibilità con la disciplina comunitaria.

Sul punto, la Corte di Giustizia, con sentenza depositata in data 2 maggio 2018, aveva osservato che la direttiva comunitaria non armonizza le sanzioni previste in materia IVA, lasciando piuttosto agli ordinamenti nazionali la libertà di determinare le modalità con cui punire, dal punto di vista sostanziale e procedurale, le violazioni del diritto comunitario.

Ciò nonostante, la Corte di Giustizia aveva in quell’occasione ammonito gli Stati membri, sancendo che “le misure adottate devono essere dissuasive, proporzionate ed effettive”: caratteristiche che venivano compiutamente rinvenute nella normativa italiana.

Nelle ipotesi di omesso versamento IVA, infatti, la disciplina nazionale prevede l’irrogazione di sanzioni amministrative e penali nonché la previsione di interessi di mora, non potendosi ritenere violato il principio di effettività dalla sola disposizione di una soglia di punibilità pari ad €250.000,00.

Le problematiche applicative sorgono, piuttosto, con riferimento a quelle condotte delittuose che si concretizzano nell’omesso versamento di importi “vicini” alla nota soglia di punibilità.

In siffatte ipotesi, risulta invocabile la disciplina codicistica attraverso l’applicazione dell’ulteriore causa di non punibilità integrata dalla “particolare tenuità del fatto”, prevista dall’art. 131 bis c.p. (introdotto dal D. Lgs. n. 28/2015).

Stante la mancanza di una definizione normativa sul punto, la giurisprudenza di legittimità, nel corso degli anni, ha cercato di definire le fattispecie delittuose non punibili alla luce della loro “particolare tenuità”.

Con specifico riferimento al reato previsto dall’art. 10 ter del D. Lgs. n. 74/2000, ci troviamo di fronte all’astratta applicazione di una doppia causa di non punibilità normativa, con ulteriore restrizione del campo delle condotte connotate da un disvalore penale.

La necessità di delimitare l’ambito di applicazione risulta ancor più stringente nelle ipotesi di crisi finanziaria dell’impresa, in cui il contribuente “preferisce” omettere il versamento dell’IVA per destinare le risorse al pagamento di altre poste debitorie.

Sul punto la Corte Suprema di Cassazione, nella recente pronuncia n. 14595 del 30 marzo 2018, aveva ristretto i limiti applicativi dell’art. 131 bis c.p., “in considerazione del fatto che il grado di offensività che dà luogo a reato è già stato valutato dal legislatore nella determinazione della soglia di rilevanza penale”.

Nel caso di specie, il Supremo Consesso aveva ritenuto che, ai fini della particolare tenuità, risulta necessario provare l’esiguità del danno conseguente alla condotta omissiva; considerando punibile, per tali motivi, il mancato versamento dell’imposta per un importo superiore a circa €4.000,00 rispetto alla soglia normativamente prevista di €250.000,00.

Nella sentenza oggi in commento, invece, la Suprema Corte è tornata sul punto, discostandosi rispetto a quanto affermato in precedenza.

La Cassazione, infatti, ha stabilito che il grado di offensività della condotta delittuosa può essere rilevato ex officio da parte del Giudice che, in tali ipotesi, deve limitare la verifica dei presupposti per l’applicazione dell’art. 131 bis c.p. direttamente agli atti di causa, essendo preclusi ulteriori accertamenti di fatto.

Nella fattispecie in esame la Suprema Corte, in parziale rettifica di quanto precedentemente stabilito, ha ritenuto applicabile la predetta causa di non punibilità; ravvisando la “particolare tenuità” in una divergenza fra gli importi non corrisposti e la nota soglia di punibilità pari a €10.000,00.

Con tale pronuncia, dunque, si è proceduto all’elaborazione di una soglia di punibilità “di matrice giurisprudenziale”, da affiancare a quella propriamente legislativa (€250.000,00) della quale si è scritto.

I giudici, dunque, potranno/dovranno vagliare la sussistenza della causa di non punibilità prevista dall’art. 131 bis c.p. tramite una verifica “matematica”, dovendosi ravvisare una “particolare tenuità” nelle ipotesi in cui il divario fra la somma dovuta e non versata dal contribuente e la soglia normativamente prevista di €250.000 sia inferiore al 4%.

Avv. Davide Torcello

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Novità in tema di misure cautelari: l’operatività dell’A.E. e della G.D.F.

Pubblichiamo in questa occasione l’articolo uscito sull’ultima Newsletter di Confindustria Chieti Pescara a cura dell’Avv. Davide Torcello… buona lettura a tutti voi!

NOVITA’ IN PUNTO DI MISURE CAUTELARI: 

L’OPERATIVITA’ DELL’A.E. E DELLA G.D.F.

Facendo seguito al mio precedente intervento dello scorso dicembre, torniamo oggi a porre l’attenzione sui nuovi poteri attribuiti alla Guardia di Finanza ai fini della lotta all’evasione, alla luce delle novità introdotte
dalla manovra finanziaria.
Le fiamme gialle, infatti, possono richiedere direttamente l’iscrizione di sequestro ed ipoteca sui beni del contribuente.
L’art. 16 septies del Decreto Fiscale n. 119/2018 (mantenuto anche in sede di conversione) estende alla Guardia di Finanza la facoltà di presentare l’istanza per l’adozione delle misure cautelari laddove, nell’ambito dell’attività ispettiva, si ravvisa il concreto pericolo di dispersione delle garanzie patrimoniali da parte del (presunto) debitore.
L’art. 22 del D. Lgs. n. 472/1997 prevede che, in caso di notifica di un atto di contestazione, di un provvedimento di irrogazione della sanzione o di un processo verbale di constatazione, l’Ufficio può chiedere al Presidente della Commissione Tributaria, con istanza motivata, l’iscrizione di ipoteca sui beni del contribuente o l’autorizzazione a procedere, a mezzo di ufficiale giudiziario, al sequestro conservativo degli stessi.
Il dato normativo individua il requisito indefettibile per la concessione delle misure cautelari (che possono essere adottate anche prima dell’emissione dell’atto amministrativo) nella preventiva verifica della
sostenibilità della pretesa tributaria (fumus boni iuris) risultante da atto notorio e del “fondato pericolo di perdere la garanzia del proprio credito” (periculum in mora).
Il nuovo comma 1 bis del predetto art. 22 introduce una nuova ipotesi, ciò al “fine di rafforzare le misure poste a garanzia del credito erariale e a sostegno delle relative procedure di riscossione”: il Comandante della Guardia di Finanza, sulla base dei rilievi contenuti nel processo verbale di constatazione, può inviare al Presidente della Commissione Tributaria l’istanza motivata per la concessione dell’ipoteca o del sequestro  conservativo dei beni del (presunto) trasgressore.
Tale richiesta deve essere inoltrata anche all’Amministrazione Finanziaria, la quale può presentare eventuali osservazioni sul contenuto dell’istanza.
In questo modo si impone, dunque, all’Ufficio di operare un vaglio ponderato dell’attività ispettiva condotta dalle fiamme gialle, precludendo così al Fisco di avvalersi acriticamente, in sede di giudizio e “per
relationem”, dell’istruttoria effettuata dall’organo ausiliario.

In ogni modo, l’iniziativa della Guardia di Finanzia dovrà dispiegarsi alla luce dei chiarimenti forniti nella circolare 1/2018, in cui si specificano i presupposti per la richiesta di misure cautelari.
Per i contribuenti in contabilità ordinaria si fa riferimento, sulla base dell’ultimo bilancio approvato, all’indice di solvibilità (rapporto fra attivo circolante, comprese le immobilizzazioni, al netto degli ammortamenti, e le passività) ed all’indice di indebitamento (rapporto fra passività e patrimonio netto); per i contribuenti in contabilità semplificata e per i professionisti, si procede ad una complessiva verifica di adeguatezza degli assets (beni strumentali, patrimonio immobiliare, ecc…) rispetto alla pretesa tributaria risultante dal PVC.
È bene precisare che, anche in tali ipotesi, la legittimazione passiva nel giudizio tributario è attribuita all’Amministrazione Finanziaria, nonostante l’impulso processuale provenga da altro organo accertatore.
La nuova previsione permette, dunque, di instaurare un procedimento cautelare che muove dalle risultanze e dalle motivazioni dello stesso organo che conduce l’istruttoria, sormontando le difficoltà pratiche incontrate sino ad ora dall’Ufficio (il quale si vedeva costretto, in sede processuale, a compiere una valutazione a posteriori e, conseguentemente, a far propria un’attività ispettiva condotta da altri).
La nuova manovra finanziaria percorre la strada di un maggior “tecnicismo”, ampliando il novero dei poteri attribuiti alla Guardia di Finanza ed affidando a quest’ultima un ruolo primario nella determinazione e nella tutela della pretesa erariale.
Ne sono conferma anche le disposizioni previste dagli artt. 16 bis – 16 septies del Decreto Fiscale, le quali potenziano ulteriormente gli strumenti a disposizione (accesso diretto all’anagrafe tributaria; scambio automatico di informazioni, ecc.) delle fiamme gialle per l’accertamento dei presunti crediti del Fisco.
Unico punto di frizione potrebbe essere rappresentato dall’eccessiva “delega” dei poteri accertativi alla Guardia di Finanza, che ad oggi rappresenta ancora un organo ausiliario rispetto all’Ufficio.
Il “ruolo accertatore” delle fiamme gialle, nella lotta all’evasione, era da sempre stato limitato ad una fase pre-contenziosa, rendendo necessario l’intervento successivo dell’Amministrazione Finanziaria (che doveva
acquisire i rilievi dell’attività investigativa già conclusa).
Oggi sembra non essere più così. La possibilità di “muovere” la macchina della giustizia tributaria consente alla Guardia di Finanza di giocare
un ruolo determinante anche nel processo cautelare, il quale potrà essere promosso sulla base delle richieste provenienti da un soggetto “terzo” rispetto alle parti in causa.
Non ci resta, pertanto, che attendere i risvolti procedurali e le ricadute applicative che la novella fiscale potrà determinare nei contenziosi tributari.
                                                                                        Avv. Davide Torcello

 

 

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Articolo 27 (Novità in tema di misure cautelari)

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https://www.confindustriachpe.it/credito-e-finanza-notizie/12-credito-finanza-e-fisco/9397-newsletter-per-i-soci-confindustria-chieti-pescara-a-cura-dello-studio-legale-tributario-torcello-novita-in-punto-di-misure-cautelari-l-operativita-dell-a-e-e-della-g-d-f

L’inerenza dei costi sostenuti nell’ambito dell’attività di impresa secondo l’Agenzia delle Entrate e la Cassazione: gli ultimi orientamenti rilevanti.

Pubblico il mio articolo, recentemente uscito sulla Newsletter di Confindustria Chieti Pescara, su un tema di assoluta rilevanza (anche e soprattutto nell’ottica del contenzioso tributario, quello già in essere e quello che verrà)… Buona lettura a tutti!

https://confindustriachpe.it/credito-e-finanza-notizie/12-credito-finanza-e-fisco/9336-newsletter-per-i-soci-confindustria-chieti-pescara-a-cura-dello-studio-legale-tributario-torcello-principio-di-inerenza-gli-ultimi-orientamenti-giurisprudenziali-rilevanti

Gli obblighi relativi alla Gestione Commercianti per i soci di S.r.l.: che cosa ne pensava l’INPS… e che cosa ne ha pensato invece il Tribunale di Brescia.

Pubblico il mio commento a sentenza uscito sulla Newsletter di ieri di Confindustria Chieti Pescara… a voi la lettura!

https://www.confindustriachpe.it/credito-e-finanza-notizie/12-credito-finanza-e-fisco/9275-newsletter-per-i-soci-confindustria-chieti-pescara-a-cura-dello-studio-legale-tributario-torcello-obblighi-contributivi-e-di-iscrizione-alla-gestione-commercianti-ivs-posti-in-capo-ai-soci-di-s-r-l

Seminario “Le novità tributarie e fiscali 2019” – Confindustria Chieti Pescara

Grazie al Direttore Generale Di Giosaffatte; alle Dott.sse Mariani e Federicis; a Confindustria Chieti Pescara tutta e, ovviamente, a coloro che sono intervenuti! Ad maiora!

Il Centro: speciale Legge di Bilancio 2019 – seminario Confindustria Chieti Pescara

Condivido oggi il contenuto dello “speciale Legge di Bilancio 2019”, uscito sull’edizione odierna del quotidiano Il Centro… alcune delle tematiche affrontate da me e dal Dott. Catena in questa sede saranno oggetto di attenzione in occasione del seminario che si terrà martedì 5/2 presso la sede di Confindustria Chieti Pescara (per info e prenotazioni: 085-4325511; m.mariani@confindustriachpe.it)… buona lettura!

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Seminario Novita’ Tributarie e Fiscali 2019

Telefisco 2019: nel nostro piccolo, ci saremo anche noi…

Anche quest’anno, per il quarto di fila, l’Avv. Davide Torcello parteciperà, in qualità di collaboratore, all’evento Telefisco promosso da Il Sole 24 Ore.

E’ come sempre motivo di orgoglio poter fornire il proprio supporto agli esperti ed ai relatori che animeranno il Forum, rispondendo ai quesiti provenienti dai lettori de Il Sole 24 Ore.

https://esperto-online.ilsole24ore.com/telefisco2019/default.aspx